On. Ersilia Saverino

Assemblea Regionale Siciliana

Componente Commissione V
"Cultura, Formazione e Lavoro"
Segretario gruppo parlamentare PD
XVIII legislatura

La mia storia

Sono nata a Palermo, ma dopo qualcha anno, con tutta la mia famiglia, ci siamo trasferiti a Catania, dove ho vissuto da allora. 

Dopo il diploma al liceo scientifico mi iscrivo alla facoltà di Giurisprudenza e contemporaneamente comincio a coltivare la mia grande passione per il teatro.

Con molti sacrifici sono riuscita a conciliare la carriera professionale con quella di attrice. 

Dal 1980 comincio a lavorare per il ministero dell’Economia e delle finanze come legale tributario e, nello stesso tempo, mi diplomo al corso di avviamento teatrale del Teatro Stabile di Catania nel 1984.  

Nel 1993 mi iscrivo all’albo Attori Professionisti e comincio a calcare i palcoscenici nazionali ed internazionali: Stabile di Catania, Piccolo di Milano, Teatro Argentina di Roma, teatro Greco di Siracusa, Filarmonica di Budapest, Teatro Nazionale di Roma, San Carlo di Napoli ed altri. 

Ho lavorato anche al cinema ed in fiction di successo come “La Piovra 9”, “Nati Stanchi”, di Ficarra e Picone, “Il Macellaio” di Aurelio Grimaldi, la fiction “Agrodolce” e il film “Le ultime 56 ore” con la regia di Claudio Fragasso.

Nel 2005 decido di impegnarmi in prima persona in politica, dedicandomi, in modo particolare, ai temi della cultura, dell’inclusione sociale, del disagio nelle periferie urbane, della difesa e valorizzazione dell’ambiente e dei beni culturali, della parità di genere. Nel 2009 vengo nominata Vicepresidente del Teatro Stabile di Catania e successivamente membro del cda di “Sicilia turismo e cinema” presso la regione siciliana.

Nel 2013  vengo eletta consigliera comunale di Catania e nel 2020 vengo nominata Presidente provinciale del Partito Democratico di Catania e membro dell’assemblea nazionale del PD.

Dal 2023 ho l’onore di rappresentare le siciliane e i siciliani all’Assemblea regionale come deputata nel gruppo del Partito Democratico.

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Perché il Comune di Catania ha rinunciato a oltre 8 milioni di euro destinati alla mobilità sostenibile?

Quelle risorse sono definitivamente perse o possono ancora essere salvate?

E cosa intende fare il Governo regionale per evitare che una scelta miope diventi un danno per tutta la città?

Sono le domande che ho posto con un’interrogazione urgente al presidente della Regione e all’assessore alle Infrastrutture sulla rinuncia al finanziamento per le “Reti della mobilità dolce per la sostenibilità urbana”.

Parliamo di fondi che avrebbero potuto contribuire a realizzare e potenziare la rete ciclabile cittadina, migliorare la sicurezza di pedoni e ciclisti e rendere Catania una città più moderna, vivibile ed europea.

Una città non può rinunciare al futuro perché non riesce a programmare il presente.

La mobilità sostenibile non è un capriccio ideologico: è sicurezza, qualità della vita, riduzione dell’inquinamento, diritto a muoversi in modo diverso.

Per questo ho chiesto alla Regione di chiarire se quelle somme possano essere recuperate attraverso una rimodulazione o una riprogrammazione.

Catania non può permettersi di perdere risorse pubbliche già destinate a opere utili.
Ogni euro perso sulla mobilità sostenibile è un’occasione sottratta al futuro della città.
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Perché il Comune di Catania ha rinunciato a oltre 8 milioni di euro destinati alla mobilità sostenibile?

Quelle risorse sono definitivamente perse o possono ancora essere salvate?

E cosa intende fare il Governo regionale per evitare che una scelta miope diventi un danno per tutta la città?

Sono le domande che ho posto con un’interrogazione urgente al presidente della Regione e all’assessore alle Infrastrutture sulla rinuncia al finanziamento per le “Reti della mobilità dolce per la sostenibilità urbana”.

Parliamo di fondi che avrebbero potuto contribuire a realizzare e potenziare la rete ciclabile cittadina, migliorare la sicurezza di pedoni e ciclisti e rendere Catania una città più moderna, vivibile ed europea.

Una città non può rinunciare al futuro perché non riesce a programmare il presente.

La mobilità sostenibile non è un capriccio ideologico: è sicurezza, qualità della vita, riduzione dell’inquinamento, diritto a muoversi in modo diverso.

Per questo ho chiesto alla Regione di chiarire se quelle somme possano essere recuperate attraverso una rimodulazione o una riprogrammazione.

Catania non può permettersi di perdere risorse pubbliche già destinate a opere utili.
Ogni euro perso sulla mobilità sostenibile è un’occasione sottratta al futuro della città.

𝐋𝐚 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐞𝐳𝐳𝐚, 𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚. 𝐁𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐨𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀.

È questo il punto da cui siamo partiti ieri, alla Festa dell’Unità di Catania, parlando di cinema, festival e cineturismo.

La Sicilia possiede un patrimonio straordinario di luoghi, storie e identità. Ma se vogliamo che tutto questo produca sviluppo dobbiamo costruirci attorno competenze, formazione, imprese, professionalità e una vera filiera dell’audiovisivo.

Il cinema può fare esattamente questo: raccontare un territorio e, nello stesso tempo, contribuire a cambiarne il futuro. Può portare persone nei nostri luoghi, creare lavoro, offrire ai giovani una ragione in più per restare e costruire qui il proprio percorso.

E può fare anche qualcosa di ancora più profondo: educare lo sguardo. Per questo è stato particolarmente significativo vedere il trailer di “Fili invisibili”, realizzato dagli studenti del Copernico di Barcellona Pozzo di Gotto sui femminicidi di Graziella Recupero e Sara Campanella.

Cultura, sviluppo e coscienza civile non sono mondi separati.
È proprio quando riusciamo a tenerli insieme che la bellezza smette di essere soltanto qualcosa da ammirare e diventa futuro.
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𝐋𝐚 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐞𝐳𝐳𝐚, 𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚. 𝐁𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐨𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀.

È questo il punto da cui siamo partiti ieri, alla Festa dell’Unità di Catania, parlando di cinema, festival e cineturismo.

La Sicilia possiede un patrimonio straordinario di luoghi, storie e identità. Ma se vogliamo che tutto questo produca sviluppo dobbiamo costruirci attorno competenze, formazione, imprese, professionalità e una vera filiera dell’audiovisivo.

Il cinema può fare esattamente questo: raccontare un territorio e, nello stesso tempo, contribuire a cambiarne il futuro. Può portare persone nei nostri luoghi, creare lavoro, offrire ai giovani una ragione in più per restare e costruire qui il proprio percorso.

E può fare anche qualcosa di ancora più profondo: educare lo sguardo. Per questo è stato particolarmente significativo vedere il trailer di “Fili invisibili”, realizzato dagli studenti del Copernico di Barcellona Pozzo di Gotto sui femminicidi di Graziella Recupero e Sara Campanella.

Cultura, sviluppo e coscienza civile non sono mondi separati.
È proprio quando riusciamo a tenerli insieme che la bellezza smette di essere soltanto qualcosa da ammirare e diventa futuro.Image attachmentImage attachment+8Image attachment

𝐓𝐫𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨, 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢.

A Lentini, per “Generazione Europa - Laboratori di Politiche”, la scuola di formazione politica promossa dall’europarlamentare Giuseppe Lupo, ragazze e ragazzi siciliani e sardi hanno avuto l’opportunità di confrontarsi direttamente con rappresentanti nazionali ed europei del Partito Democratico e del gruppo dei Socialisti e Democratici.

Insieme a Giuseppe Lupo, hanno partecipato Nicola Zingaretti, Brando Benifei, Juan Fernando López Aguilar, Peppe Provenzano, Fabrizia Panzetti e Stefano Bonaccini che ha chiuso la tre giorni.

Al centro dei laboratori le sfide che riguardano da vicino il futuro delle nostre isole: insularità e coesione territoriale, opportunità del nuovo bilancio europeo, Mediterraneo, intelligenza artificiale e soprattutto il ruolo che le nuove generazioni possono e devono avere nella costruzione delle politiche europee.

Ho sempre creduto che ai giovani non basti chiedere di partecipare: dobbiamo creare gli spazi perché possano farlo davvero, ascoltare le loro idee e dare loro gli strumenti per trasformarle in proposte concrete.

Per Sicilia e Sardegna la sfida è ancora più importante. Significa costruire opportunità, contrastare le disuguaglianze territoriali e fare in modo che partire sia una scelta e non una necessità.

Grazie a Giuseppe Lupo per aver voluto questa iniziativa e a tutte le ragazze e i ragazzi che hanno scelto di esserci.

L’Europa non è qualcosa di lontano. L’Europa siamo noi, e il suo futuro passa anche dalle idee e dalla voce dei nostri giovani.
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𝐓𝐫𝐞 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨, 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢.

A Lentini, per “Generazione Europa - Laboratori di Politiche”, la scuola di formazione politica promossa dall’europarlamentare Giuseppe Lupo, ragazze e ragazzi siciliani e sardi hanno avuto l’opportunità di confrontarsi direttamente con rappresentanti nazionali ed europei del Partito Democratico e del gruppo dei Socialisti e Democratici.

Insieme a Giuseppe Lupo, hanno partecipato Nicola Zingaretti, Brando Benifei, Juan Fernando López Aguilar, Peppe Provenzano, Fabrizia Panzetti e Stefano Bonaccini che ha chiuso la tre giorni. 

Al centro dei laboratori le sfide che riguardano da vicino il futuro delle nostre isole: insularità e coesione territoriale, opportunità del nuovo bilancio europeo, Mediterraneo, intelligenza artificiale e soprattutto il ruolo che le nuove generazioni possono e devono avere nella costruzione delle politiche europee.

Ho sempre creduto che ai giovani non basti chiedere di partecipare: dobbiamo creare gli spazi perché possano farlo davvero, ascoltare le loro idee e dare loro gli strumenti per trasformarle in proposte concrete.

Per Sicilia e Sardegna la sfida è ancora più importante. Significa costruire opportunità, contrastare le disuguaglianze territoriali e fare in modo che partire sia una scelta e non una necessità.

Grazie a Giuseppe Lupo per aver voluto questa iniziativa e a tutte le ragazze e i ragazzi che hanno scelto di esserci.

L’Europa non è qualcosa di lontano. L’Europa siamo noi, e il suo futuro passa anche dalle idee e dalla voce dei nostri giovani.Image attachmentImage attachment+Image attachment

La cultura non è qualcosa di accessorio. È un diritto, è conoscenza, è formazione, è lavoro. Ed è uno degli strumenti più importanti che abbiamo per costruire opportunità e sviluppo per il nostro territorio.

Domani, alla Festa dell’Unità di Catania, partiremo dal cinema e dall’audiovisivo per un confronto che vuole andare oltre: parleremo del diritto alla cultura, del rapporto tra formazione e lavoro, delle professionalità e dei talenti che la Sicilia deve essere capace di valorizzare e delle opportunità che cultura e conoscenza possono generare, soprattutto per le nuove generazioni.

E parleremo anche della capacità del cinema di raccontare le ferite della nostra società, come fa “Fili invisibili”, il cortometraggio realizzato dagli studenti del Copernico di Barcellona Pozzo di Gotto sulle storie di Graziella Recupero e Sara Campanella. Perché il contrasto alla violenza sulle donne passa anche dalla cultura e dall’educazione al rispetto, al consenso e all’affettività.

Perché investire in cultura significa investire nelle persone e, quindi, nel futuro della nostra terra.

📍 Lunedì 28 settembre, ore 17.30 - Villa Pacini, Catania. Ne parleremo con:

𝐄𝐫𝐬𝐢𝐥𝐢𝐚 𝐒𝐚𝐯𝐞𝐫𝐢𝐧𝐨 — Deputata ARS Pd, componente Commissione “V - Cultura, formazione e lavoro” - segretaria gruppo parlamentare del Partito Democratico

𝐂𝐚𝐭𝐞𝐧𝐨 𝐏𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 - presidente CNA Cinema e audiovisivo Catania e direttore del Catania Film Fest

𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐀𝐫𝐞𝐧𝐚 - autrice, regista e docente di cinema, Accademia delle Belle Arti di Catania

𝐒𝐭𝐞𝐟𝐚𝐧𝐢𝐚 𝐑𝐢𝐦𝐢𝐧𝐢 - professoressa ordinaria di Cinema, fotografia, radio, televisione e media digitali UNICT

𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚𝐞𝐫𝐚 - docente di Cinema, fotografia e televisione UNICT

𝐕𝐞𝐫𝐚 𝐙𝐚𝐦𝐛𝐨𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 - fondatrice e presidente dell’International Istitute for Women in Cinema

Vi aspetto alla Festa dell’Unità di Catania.
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La cultura non è qualcosa di accessorio. È un diritto, è conoscenza, è formazione, è lavoro. Ed è uno degli strumenti più importanti che abbiamo per costruire opportunità e sviluppo per il nostro territorio.

Domani, alla Festa dell’Unità di Catania, partiremo dal cinema e dall’audiovisivo per un confronto che vuole andare oltre: parleremo del diritto alla cultura, del rapporto tra formazione e lavoro, delle professionalità e dei talenti che la Sicilia deve essere capace di valorizzare e delle opportunità che cultura e conoscenza possono generare, soprattutto per le nuove generazioni.

E parleremo anche della capacità del cinema di raccontare le ferite della nostra società, come fa “Fili invisibili”, il cortometraggio realizzato dagli studenti del Copernico di Barcellona Pozzo di Gotto sulle storie di Graziella Recupero e Sara Campanella. Perché il contrasto alla violenza sulle donne passa anche dalla cultura e dall’educazione al rispetto, al consenso e all’affettività.

Perché investire in cultura significa investire nelle persone e, quindi, nel futuro della nostra terra.

📍 Lunedì 28 settembre, ore 17.30 - Villa Pacini, Catania. Ne parleremo con:

𝐄𝐫𝐬𝐢𝐥𝐢𝐚 𝐒𝐚𝐯𝐞𝐫𝐢𝐧𝐨 — Deputata ARS Pd, componente Commissione “V - Cultura, formazione e lavoro” - segretaria gruppo parlamentare del Partito Democratico

𝐂𝐚𝐭𝐞𝐧𝐨 𝐏𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 - presidente CNA Cinema e audiovisivo Catania e direttore del Catania Film Fest

𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐀𝐫𝐞𝐧𝐚 - autrice, regista e docente di cinema, Accademia delle Belle Arti di Catania

𝐒𝐭𝐞𝐟𝐚𝐧𝐢𝐚 𝐑𝐢𝐦𝐢𝐧𝐢 - professoressa ordinaria di Cinema, fotografia, radio, televisione e media digitali UNICT

𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚𝐞𝐫𝐚 - docente di Cinema, fotografia e televisione UNICT

𝐕𝐞𝐫𝐚 𝐙𝐚𝐦𝐛𝐨𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢 - fondatrice e presidente dell’International Istitute for Women in Cinema 

Vi aspetto alla Festa dell’Unità di Catania.
1 settimana fa

Ieri all’Assemblea regionale siciliana abbiamo presentato la quarantesima edizione della Sagra del Ficodindia di San Cono, nel Catanese.

Quarant’anni non sono semplicemente una ricorrenza. Sono una storia. Quella di una comunità che ha saputo costruire intorno a un prodotto della propria terra un’identità, custodendo tradizioni e saperi e, allo stesso tempo, aprendosi a chi vuole conoscere e scoprire questo territorio.

Dietro un’eccellenza ci sono il lavoro delle persone, le imprese, i produttori e un’intera comunità che continua a crederci. E le istituzioni devono accompagnare realtà come questa: sostenere chi produce, aiutare i territori a promuoversi e creare sempre più connessioni tra agricoltura, turismo, cultura ed economia locale.

Dal 2 al 4 ottobre tutto questo tornerà protagonista a San Cono.
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Ieri all’Assemblea regionale siciliana abbiamo presentato la quarantesima edizione della Sagra del Ficodindia di San Cono, nel Catanese. 

Quarant’anni non sono semplicemente una ricorrenza. Sono una storia. Quella di una comunità che ha saputo costruire intorno a un prodotto della propria terra un’identità, custodendo tradizioni e saperi e, allo stesso tempo, aprendosi a chi vuole conoscere e scoprire questo territorio.

Dietro un’eccellenza ci sono il lavoro delle persone, le imprese, i produttori e un’intera comunità che continua a crederci. E le istituzioni devono accompagnare realtà come questa: sostenere chi produce, aiutare i territori a promuoversi e creare sempre più connessioni tra agricoltura, turismo, cultura ed economia locale.

Dal 2 al 4 ottobre tutto questo tornerà protagonista a San Cono.Image attachmentImage attachment+5Image attachment
1 settimana fa

Non può esserci alcuna giustificazione per una violenza consumata all’interno di un ospedale e, ancora meno, quando a essere aggrediti sono operatori sanitari e personale della sicurezza impegnati quotidianamente a garantire assistenza e tutela ai cittadini.

Dopo la violenta aggressione avvenuta all’interno dell’area Triage del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Marco di Catania esprimo la mia piena solidarietà agli operatori coinvolti e allo stesso tempo rivolgo un ringraziamento a tutto il personale sanitario e agli addetti alla sicurezza che, anche nelle situazioni di maggiore tensione, continuano a svolgere il proprio lavoro con professionalità e senso di responsabilità.
Aggredire chi sta lavorando per assistere e curare le persone significa colpire l’intero sistema sanitario e mettere a rischio anche gli altri pazienti.

L’aggressione del San Marco riporta inoltre in primo piano il tema della sicurezza nei Pronto Soccorso e della tutela degli operatori sanitari particolarmente esposti a situazioni di tensione. E non possiamo limitarci a intervenire dopo che la violenza si è già consumata su questo tema il Governo è stato già sollecitato con due interrogazioni presentate dal nostro gruppo.

E’ necessario rafforzare la prevenzione e garantire una presenza adeguata di personale addetto alla vigilanza e, laddove necessario, delle forze dell’ordine. Gli operatori devono poter lavorare in condizioni di sicurezza, così come i pazienti e i loro familiari devono poter accedere ai servizi di emergenza in un ambiente protetto.
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Non può esserci alcuna giustificazione per una violenza consumata all’interno di un ospedale e, ancora meno, quando a essere aggrediti sono operatori sanitari e personale della sicurezza impegnati quotidianamente a garantire assistenza e tutela ai cittadini.

Dopo la violenta aggressione avvenuta all’interno dell’area Triage del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Marco di Catania esprimo la mia piena solidarietà agli operatori coinvolti e allo stesso tempo rivolgo un ringraziamento a tutto il personale sanitario e agli addetti alla sicurezza che, anche nelle situazioni di maggiore tensione, continuano a svolgere il proprio lavoro con professionalità e senso di responsabilità. 
Aggredire chi sta lavorando per assistere e curare le persone significa colpire l’intero sistema sanitario e mettere a rischio anche gli altri pazienti.

L’aggressione del San Marco riporta inoltre in primo piano il tema della sicurezza nei Pronto Soccorso e della tutela degli operatori sanitari particolarmente esposti a situazioni di tensione. E non possiamo limitarci a intervenire dopo che la violenza si è già consumata su questo tema il Governo è stato già sollecitato con due interrogazioni presentate dal nostro gruppo. 

E’ necessario rafforzare la prevenzione e garantire una presenza adeguata di personale addetto alla vigilanza e, laddove necessario, delle forze dell’ordine. Gli operatori devono poter lavorare in condizioni di sicurezza, così come i pazienti e i loro familiari devono poter accedere ai servizi di emergenza in un ambiente protetto.
2 settiman fa

Ieri alla Festa dell’Unità di Villarosa, nell’Ennese, abbiamo parlato di aree interne, di servizi, sanità, infrastrutture e opportunità. ma soprattutto di coesione e disuguaglianze.

Perché discutere di sanità, infrastrutture, servizi e sviluppo nei nostri piccoli comuni non significa occuparsi di una questione marginale: significa parlare di giustizia sociale e di uguaglianza.

Perché vivere in un piccolo comune non può significare avere meno diritti e meno possibilità. E partire deve essere una scelta, non l’unica alternativa possibile.

Le nostre aree interne hanno risorse, energie e comunità straordinarie: la politica ha il dovere di creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile sul lungo termine.

Grazie alla segretaria provinciale di Enna, Katya Rapè, a tutte le amiche e gli amici, alle volontarie e ai volontari e a tutta la comunità di Villarosa per l’accoglienza e per questa bella occasione di confronto.
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Ieri alla Festa dell’Unità di Villarosa, nell’Ennese, abbiamo parlato di aree interne, di servizi, sanità, infrastrutture e opportunità. ma soprattutto di coesione e disuguaglianze.

Perché discutere di sanità, infrastrutture, servizi e sviluppo nei nostri piccoli comuni non significa occuparsi di una questione marginale: significa parlare di giustizia sociale e di uguaglianza.

Perché vivere in un piccolo comune non può significare avere meno diritti e meno possibilità. E partire deve essere una scelta, non l’unica alternativa possibile.

Le nostre aree interne hanno risorse, energie e comunità straordinarie: la politica ha il dovere di creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile sul lungo termine. 

Grazie alla segretaria provinciale di Enna, Katya Rapè, a tutte le amiche e gli amici, alle volontarie e ai volontari e a tutta la comunità di Villarosa per l’accoglienza e per questa bella occasione di confronto.Image attachmentImage attachment+Image attachment
2 settiman fa

𝐈𝐥 𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢̀ 𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐦𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐧𝐢𝐚.
Ho presentato, insieme ai colleghi del gruppo parlamentare del PD all’ARS, un’interrogazione urgente al Governo regionale sul futuro del Teatro Stabile di Catania e sulle scelte della nuova governance.

Le preoccupazioni espresse dalla SLC CGIL e, più in generale, dal mondo artistico catanese, meritano risposte chiare: quale spazio sarà garantito agli artisti, ai tecnici e alle maestranze del nostro territorio? Quali saranno le reali ricadute occupazionali della nuova programmazione?

L’apertura nazionale e internazionale dello Stabile può rappresentare un’opportunità importante. Ma non può significare marginalizzare le professionalità siciliane né trasformare Catania semplicemente nel luogo che ospita produzioni pensate e realizzate altrove.

Nell’interrogazione chiediamo inoltre chiarezza sulla recente nomina del direttore Marco Giorgetti a Commissario della Fondazione Toscana Spettacolo. Su quest’ultimo punto chiediamo al Governo regionale di verificare formalmente la compatibilità del nuovo incarico con gli obblighi previsti per la direzione dello Stabile e di chiarire se il CdA ne fosse stato preventivamente informato.

Parliamo di una delle più importanti istituzioni culturali della Sicilia, sostenuta da importanti risorse pubbliche. La Regione non può limitarsi a finanziare: deve vigilare, chiedere trasparenza e pretendere che quelle risorse producano cultura, lavoro e opportunità anche per il territorio.

Catania ha artisti, tecnici, autori e professionalità di grandissimo valore. Aprirsi all’esterno deve significare creare nuove occasioni di crescita e confronto per loro, non restringerne gli spazi.

Uno Stabile sempre più nazionale e internazionale, sì. Ma profondamente catanese e siciliano.
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𝐈𝐥 𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐢̀ 𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐦𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐧𝐢𝐚.
Ho presentato, insieme ai colleghi del gruppo parlamentare del PD all’ARS, un’interrogazione urgente al Governo regionale sul futuro del Teatro Stabile di Catania e sulle scelte della nuova governance.

Le preoccupazioni espresse dalla SLC CGIL e, più in generale, dal mondo artistico catanese, meritano risposte chiare: quale spazio sarà garantito agli artisti, ai tecnici e alle maestranze del nostro territorio? Quali saranno le reali ricadute occupazionali della nuova programmazione?

L’apertura nazionale e internazionale dello Stabile può rappresentare un’opportunità importante. Ma non può significare marginalizzare le professionalità siciliane né trasformare Catania semplicemente nel luogo che ospita produzioni pensate e realizzate altrove.

Nell’interrogazione chiediamo inoltre chiarezza sulla recente nomina del direttore Marco Giorgetti a Commissario della Fondazione Toscana Spettacolo. Su quest’ultimo punto chiediamo al Governo regionale di verificare formalmente la compatibilità del nuovo incarico con gli obblighi previsti per la direzione dello Stabile e di chiarire se il CdA ne fosse stato preventivamente informato.

Parliamo di una delle più importanti istituzioni culturali della Sicilia, sostenuta da importanti risorse pubbliche. La Regione non può limitarsi a finanziare: deve vigilare, chiedere trasparenza e pretendere che quelle risorse producano cultura, lavoro e opportunità anche per il territorio.

Catania ha artisti, tecnici, autori e professionalità di grandissimo valore. Aprirsi all’esterno deve significare creare nuove occasioni di crescita e confronto per loro, non restringerne gli spazi.

Uno Stabile sempre più nazionale e internazionale, sì. Ma profondamente catanese e siciliano.
2 settiman fa

Il porticciolo di Ognina è un pezzo della storia di Catania. E come tale va rispettato, tutelato e restituito alla piena fruizione della città.

La sentenza del Tar che conferma lo sgombero dell’area arriva dopo una vicenda lunga e complessa, sulla quale già nel gennaio del 2025 avevo presentato un’interrogazione all’Ars, chiedendo alla Regione di intervenire a tutela di un luogo che ha un valore ambientale, paesaggistico e storico straordinario.

Non dimentichiamo, infatti, che il borgo e il porticciolo di Ognina sono sottoposti a vincolo paesaggistico da decenni. Non è un dettaglio burocratico: significa riconoscere che quel tratto della nostra costa appartiene all’identità e alla memoria di Catania e che ogni scelta deve rispettarne il valore.

Adesso occorre guardare avanti.

La legalità e il rispetto delle regole vengono prima di tutto, ma serve anche una visione per il futuro di Ognina. Le istituzioni facciano la propria parte perché questo patrimonio sia realmente tutelato, valorizzato e reso pienamente fruibile.

Ognina è dei catanesi. Custodirla significa custodire un pezzo della nostra città.
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Il porticciolo di Ognina è un pezzo della storia di Catania. E come tale va rispettato, tutelato e restituito alla piena fruizione della città.

La sentenza del Tar che conferma lo sgombero dell’area arriva dopo una vicenda lunga e complessa, sulla quale già nel gennaio del 2025 avevo presentato un’interrogazione all’Ars, chiedendo alla Regione di intervenire a tutela di un luogo che ha un valore ambientale, paesaggistico e storico straordinario.

Non dimentichiamo, infatti, che il borgo e il porticciolo di Ognina sono sottoposti a vincolo paesaggistico da decenni. Non è un dettaglio burocratico: significa riconoscere che quel tratto della nostra costa appartiene all’identità e alla memoria di Catania e che ogni scelta deve rispettarne il valore.

Adesso occorre guardare avanti.

La legalità e il rispetto delle regole vengono prima di tutto, ma serve anche una visione per il futuro di Ognina. Le istituzioni facciano la propria parte perché questo patrimonio sia realmente tutelato, valorizzato e reso pienamente fruibile.

Ognina è dei catanesi. Custodirla significa custodire un pezzo della nostra città.
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